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IDENTITÀ

di e con Marco Baliani e Maria Maglietta
aiuto regia Barbara Roganti
disegno luci Emiliano Curà
fonica e luci Dario Alberici
consulenza musicale Mirto Baliani
consulenza scientifica Enrico Febbo
produzione Casa degli Alfieri
si ringrazia Teatro delle Briciole

debutto il 7 dicembre 2012 al Teatro delle Briciole di Parma


La parola Identità ci viene incontro in ogni momento della nostra vita sociale, oggi, più ancora di quanto non accadesse anni fa. È come una parola puntaspilli dove vanno a infilarsi e a convergere una pluralità di temi, di sostanze, ma anche di racconti.
Nello spettacolo torna spesso una domanda “chi sei tu?”, che rimanda subito a una domanda complementare “chi sono io?”, l’identità di ciascuno si definisce a partire dalla relazione con l’altro, per questo è una parola densa di conflitti e contraddizioni, per definirla serve sempre un’alterità, qualcuno o qualcosa con cui confrontarsi e da cui differenziarsi.

Nei secoli ma anche in tempi a noi prossimi, esaltando la parola Identità abbiamo visto compiersi massacri, negandola abbiamo visto compiersi stermini.
Identità religiosa, identità etnica, identità sessuale, identità nazionale, identità genetica, identità biologica, l’elenco potrebbe continuare a lungo.
Dalla modernità in poi, questa parola è stata esaltata o negata, piegandosi ad essere di volta in volta una classificazione burocratica, una schedatura poliziesca, un valore per cui lottare, una richiesta di riconoscimento, una affermazione religiosa, etnica, ideologica.

Lo spettacolo tenta di toccare qualcuno di questi “territori”, come può fare il teatro, mettendo in scena conflitti, facendo domande, senza dare soluzioni univoche, riflettendo su come la parola Identità si presti ad essere relativizzata e modificata a seconda dei contesti.
A fare da filo conduttore dello spettacolo è un uomo che percorre la strada di una città, per andare a denunciare lo smarrimento della sua carta d’identità.
Durante il tragitto avvengono incontri che innescano pensieri, digressioni, metafore e racconti. Un flusso monologante che ruota continuamente intorno alla parola chiave Identità. Ogni tanto, il flusso è interrotto da improvvisi blitz narrativi, che avvengono con registri linguistici diversi, aprendo nuovi sentieri di esplorazione del medesimo tema identitario.
Infine, a spostare ulteriormente le coordinate, un dialogo surreale e poetico che compendia in altro modo i temi trattati.
Lo spettatore è portato, dunque, a compiere un suo viaggio interiore intorno alle difficili declinazioni della parola Identità.

A farci da stimolo sono state le riflessioni contenute in un breve saggio del romanziere Amin Maalouf, intitolato L’identità, le argomentazioni condotte dal viaggiatore Ryszard Kapuscinski nel libro Io e l’altro, le tematiche racchiuse ne La conquista dell’America del saggista Tzvetan Todorov e i pensieri della filosofa Adriana Cavarero in Tu che mi guardi, tu che mi racconti. Al termine del nostro viaggio ci siamo resi conto che Identità è parola oceanica, e che ne abbiamo esplorato solo un ristretto golfo.
Nel grande mare nuota ancora, da noi inesplorata, l’identità dei super eroi, l’identità del figlio di Hermes e di Afrodite, l’identità di second life o di Facebook, l’identità dei volti rifatti, del cambio di genere, degli identikit, delle identificazioni dopo un incidente, e altro, molto altro ancora.

Non siamo riusciti a tenere tutto dentro un unico spettacolo, per questo ci stiamo preparando per il sequel.

Marco Baliani e Maria Maglietta

 


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